LA LUCE

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Carrozzeria d’auto vintage dipinte con inquadrature dal taglio fotografico, particolari di Vespe rappresentate sotto molteplici angolature. Poltrone, divani, lampade e pezzi di design che sembrano rubati dalle riviste patinate di arredamento. Sono questi i protagonisti delle opere diNicola Giusfredi che, nato a Livorno il 20 febbraio 1966, si è avvicinato all’arte come autodidatta quand’era ancora adolescente. Fino a che poco più che ventenne, nell’atelier del maestro Ferruccio Mataresi, livornese come lui e allievo di Pietro Annigoni, affina la sua tecnica con lunghi studi sul chiaroscuro e lezioni centrate sul disegno. Un momento di formazione importante per il giovane artista che dal 1989 prende parte ad una serie di mostre personali e collettive vincendo diversi concorsi tra cui il più recente è il Premio “La Pergola” di Firenze, nel 2007. Ciò che dei suoi quadri colpisce subito sono i colori trasparenti e irreali, le atmosfere sfumate e talvolta asettiche, con gli sfondi ricchi di tonalità e ricercati cromatismi che vanno dai gialli, ai blu ai violetti. Merito anche dell’amore per la materia, che l’artista sente a 360 gradi tanto da preparare i colori di persona con una ricetta insegnatagli dal maestro Mataresi che prevede l’impasto di tuorli d’uovo, semi di lino e pigmanti, per realizzare gialli e rossi dalle luci singolari e dalle particolari consistenze. Su questi sfondi che strizzano l’occhio al linguaggio informale, l’artista scandisce e ritma lo spazio della tela inserendo figure e volumi rubati all’osservazione del quotidiano: fiori dalle forme architettoniche e particolari di carrozzerie d’auto, pezzi cult di design ma anche elementi d’arredamento. Oggetti pop dipinti con pennellate rapide ma modulate, addolcite da improvvisi punti luce che illuminano l’opera e catturano l’occhio di chi guarda. Proprio come le frasi inserite in ogni opera, scritta con una calligrafia veloce che da movimento e dinamicità all’intera composizione. Sono pensieri o citazioni legate d ogni dipinto da un particolare significato simbolico e che, per via della scrittura volutamente poco leggibile, invitano lo spettatore ad uno sguardo ancora più ravvicinato. Quasi che l’artista volesse offrire a chi osserva un enigma tutto da scoprire, decifrare e, infine, conquistare.